martedì, 28 agosto 2007
Mac
"Tre giorni fa ho dovuto soggiornare in un albergo, per questioni
di lavoro, e cominciando a sentirmi un pochino sola, e con una
sensazione di libertà che mai avevo provato prima, decisi di chiamare
una di queste "agenzie di accompagnatori", di quelle che trovi tra le
informazioni che ti distribuiscono all'aeroporto, e che sono
soprattutto rivolte agli uomini. Tra le varie proposte mi soffermo su
una che offriva letteralmente un servizio "maschile" e in particolare
vengo attratta da un'agenzia che si chiama "Ferotico". Dopo aver
analizzato con attenzione la fotografia, prendo la decisione di
chiamarlo... e che cavolo... Con la brochure tra le mani, che
tremavano e sudavano per l'aspettativa, prendo il telefono e compongo
il numero indicato. "Sì, mi dica!?" rispose una voce sensuale. Io
tutta d'un fiato per superare la timidezza: "Salve! Vedo che si occupa
di massaggi, ma la verità è che ho bisogno che venga nella mia stanza
urgentemente... No, aspetti, la verità è... che quello che proprio
desidero è sesso! Ho voglia di una lunga sessione di sesso, però, si!
Sto parlando seriamente, voglio che duri tutta la notte e sono
disposta a "partecipare" a varie attività e cose atipiche... se solo
avessero un nome che si possa pronunciare, beh... desidero farlo!!!
Porti tutto il campionario di accessori e giochini vari per
assicurarsi di tenermi sveglia tutta la notte! Voglio che mi
immobilizzi e che mi ricopra il corpo con tutto quello che le pare,
per poi pulirsi l'uno con l'altro... con la lingua... o con quello che
capita! Che gliene pare?". Lui un po' esitante: "Beh! Sinceramente mi
pare fantastico... però, signora, per fare chiamate esterne, bisogna
che prima digiti il nove..."


postato da: zorz911 alle ore 20:24 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, 13 agosto 2007
è difficile essere figli e giovani al giorno d'oggi, il mio papi, con una lucidità fenomenale,  già tre anni fa nel suo romanzo "Piumini di Tifa" si immaginava che io gli scrivessi questa lettera in proposito:


Caro papà,
vorrei parlarti dei figli, di questi esseri a voi sconosciuti perché ai vostri occhi noi rimaniamo sempre piccoli, infantili.
Sì, lo so che buona parte di noi si nasconde agli altri, alla ricerca di nicchie per nasconderci dalla paura di dover mutare in quello che voi padri, vorreste che diventassimo.
Ma io ora vorrei prendermela con una sorta di luogo comune e cioè che il figlio deve tutto a suo padre e a sua madre.
Non è vero.
Se così fosse, noi tutti, te compreso, saremmo inutili: sarebbe stato superfluo perfino farci nascere.
Tanta fatica per niente, quella di insegnarci a parlare, camminare, studiare.
Vorrei non essere solo una proiezione del tuo pensiero, del sogno dei miei genitori o di tutti quelli che a vario titolo incrociano la mia strada: invoco qui il mio diritto all'esistenza, a interpretare certo anche parti non mie, ma solo a condizione della padronanza del gesto.
Già ci accusano sistematicamente, noi figli, di essere polli da allevamento.
Ci biasimano per essere vuoti.
Cavalese87
Ci rinfacciano che di tutte le vostre cure e valori non ci importi molto.
Di certo, ad ogni passaggio generazionale si ripropone questo dibattito, si ripetono giudizi utili solo a frenare ogni dibattito o contestazione.
In paese non ci sono ancora luoghi nostri, per noi ragazzi, salvo alcuni spazi un po' marginali oppure istituzionali come l'oratorio: la maggior parte dei posti è presidiata saldamente da quelli delle generazioni precedenti alla nostra, su cui essi hanno piantato i loro artigli e che non sono minimamente disposti a cedere.
Quelli che hanno più anni hanno già avuto modo anche di vivere lontano da qui una parte della loro vita, per aver studiato in qualche città o per aver fatto il servizio militare, hanno ormai una visione diversa: noi che siamo stati solo a Suzzara o Gonzaga, non abbiamo ancora potuto o saputo mettere il paese in trasparenza e sovrapporlo ad altri modelli.
La Pego che già ci appartiene è in buona parte ancora quella della nostra infanzia: al massimo possiamo fare qualche raffronto con qualche libro leggiucchiato o qualche film che ci ha disegnato scenari fascinosi, ma qui non c'è niente di americano, se non l'epica minore della pianura.

E poi, è vero, c'è la Rotonda, un'azienda agricola, monumento vivente tuttora, anche se agonizzante, delle origini mie, di mia madre, dei miei zii, della loro stalla, del lavoro vissuto e sofferto direttamente sulla pelle.
Anch'io ci ho passato qualche estate e mi sono mescolato con l'odore ed il sapere della merda delle mucche, che può fare schifo, ma solo agli sprovveduti o peggio agli snob …
L'entusiasmo è l'altro volto della mia anima: a volte si affaccia prepotente e tutto diventa facile; a volte invece è talmente estraneo, da rendermelo odioso.
Così scopro la parte di me accidiosa.
Non ti piace questa parola, vero.
E' quella che ti dà più fastidio, contro la quale di solito reagisci subito.
Ma è una sindrome che l'hai anche tu, è inutile negarlo, solo che l'hai sepolta sotto il tuo armamentario, perché mostra lo spettacolo grigio delle tue debolezze, quelle che non vuoi ammettere.
In qualche modo ed in qualche tempo tu ti sei formato un'idea di te stesso che non ammetteva cedimenti e così hai fatto piazza pulita anche di una parte della tua umanità, perché le singole quote di una persona non sono tutte cristalline.
Il fatto è che tutti, nelle situazioni, dobbiamo starci dentro e spesso una parte di noi rimane fuori per problemi di spazio, di pigrizia, di stanchezza, di rifiuto: allora capita che qualcuno compia uno sforzo ulteriore e riesca a ficcarcisi all'interno, alla stessa stregua di come si prende
un'autobus già avviato, mentre altri lasciano perdere.
A volte mi sembra di essere impegnato a raffinare le mie ruvidezze, le grossolanità, perché quasi mai la materia prima è abbastanza pura da essere assimilata in modo naturale.
Così mi ritrovo un po' in mezzo al guado, fra tante circostanze non risolte e altrettante idee che però sfumano subito, ancor prima di diventare un programma ed un progetto, preso a metà come sono da un lato nella ricerca di una scorciatoia possibile e dall'altro nel lasciarmi contaminare da una passione per un'avventura affascinante che dia tono e sostanza alla vita.

Giorgio   


una lezione veramente impressionante,
zorz
postato da: zorz911 alle ore 17:34 | Permalink | commenti
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