mercoledì, 03 dicembre 2008
B4
Dopo aver gettato la spugna sui Detroit Pistons, aver gettato ogni speranza sulle spalle di Tracy McGrady (ouch, fuori 3 settimane), Yao e Ron Ron Artest (sempre per quel meccanismo di una squadra BELLA E IMPOSSIBILE), è ora di cominciare a costruire il tifo su una squadra del futuro.

Al cuore non si comanda, avevo già intravisto un paio di spezzoni di partite degli Charlotte Bobcats, squadraccia mal costruita da sua maestà Michael Jordan che, non sapendo più dove mettere le mani, se le è bellamente lavate dopo aver passato la patata bollente al confratello più anziano della dinastia di North Carolina ancora in attività: Larry Brown. In mezzo a quattro-cinque scarabocchi per azione avevo già intravisto certe elementi del mantra browniano "play the right way", una certa concezione di basket, una certa combattività, qualche blocco ben portato, qualche rot
mjazione difensiva perfetta...
Bene, non riuscendo a prendere sonno, lunedì, già sotto le coperte, mi sono sintonizzato sulla mitica justin.tv (ormai compagna inseparabile di avventure casalinghe notturne) che trasmetteva un incubo chiamato anche Charlotte Bobcats-Minnesota Timberwolves.
Inizio terzo quarto, si sentono le singole voci del pubblico, se sono presenti 3000 paganti è tanto (9,285 la cifra fornita da Nba.com , il solito vuoto di sceneggiatura a stelle e strisce) , Michael Jordan è come al solito il più elegante (completo Beige), peccato che, alle partite della sua squadra, sia più latitante di Matteo Messina Denaro... Con un mega sorriso fresco di due settimane in giro per il mondo, ultimo avvistamento Dubai, MJ è accanto alla sua panchina per dare sostegno morale alla compagine che ho appena scelto come mia promessa sposa. Mi metto un attimo nei panni di Mr Air e, carte e penna moderni (blocco note di google) alla mano, faccio un rapido scouting report-stato delle cose per la mia nuova compagna di avventura.

Cominciamo dalle statistiche:
- punti segnati a partita: un putrido 89,29 (ultimi diamine)
- punti subiti a partita: un incoraggiante 92,23 (3^ migliore della lega dopo i carrarmati Houston e Boston)
- percentuali di realizzazione intorno al 44% (ho barato di qualche millesimo ma è comunque non male,soprattutto quella difensiva)
- nelle 11 sconfitte ad oggi subite, solo tre oltre i 10 punti di scarto: siamo sempre in partita

Ora le statistiche sono come i bikini, belle da vedere ma non dicono tutta la verità (applauso a Brent Barry), quindi passiamo ad una analisi più approfondita e soggettiva.

Partiamo dalle cose positive: la difesa.
Le mani veloci degli esterni riescono a mettere buona pressione sui portatori di palla rendendo difficili gli entry pass (passaggio nel cuore dell'area che solitamente è l'inizio di un attacco) per gli uno contro uno in post basso; essendo una squadra molto piccola, contro Charlotte il piano partita è sempre sfruttare i mismatch. Okafor è un ottimo difensore di uno contro uno in post basso con buona tecnica individuale, movimento di piedi adeguato e tempiso. Ovvio che il collassare a centro area espone la difesa a dei tiri da tre piedi per terra dopo un ribaltamento ben effettuato,  le rotazioni sono abbastanza efficaci nonostante sia Augustin che Felton abbiano braccia piuttosto corte. Gli esterni faticano a tenere le penetrazioni anche se sia Gerald Wallace che Jason Richardson avrebbero i mezzi fisici per essere anche due eccellenti difensori di uno contro uno oltre che due autentici rapinatori (quali sono). Manca un quattro-cinque che aiuti l'ottimo Okafor a fare ingombro in mezzo all'area e a rimbalzo, dove, se non è presente la cariatide Nazr Mohammed, le avversarie fanno più razzie dei goti. Larry Brown da North Carolina ha come terzo comandamento "dominare a rimbalzo" (dopo 1.play the right way e 2.difesa, difesa, difesa), difficile con questo cast di nanerettoli.
jared dudley
L'attacco.
è abbastanza mono dimensionale, ovvero troppo perimetrale, il gioco di post basso non è credibile in assenza Sean May (chissà mai se recupererà da questa microfracture al ginocchio). Okafor potrebbe essere ribatezzato "mani di pietra", ai liberi e dalla media non ch'azzecca proprio, sotto canestro è troppo basso e, quando si gira e trova braccia protese, spara autentiche preghiere (pur con grande PARABOLA) che si e no vedono il ferro (e non era contro Boston ma contro i contemporaneamente seguaci di greenpace e emergency Lupetti del Minnesota). Dudley  è un bel giocatore, buon tiro frontale dalla media, bravo a riciclare ciò che trova nella spazzatura delle partite, ma di sicuro non un 4 nba (e neanche un 3 se è per quello: just a player! foto sopra esemplificativa). Mohammed è più granitico di Okafor con quelle mani scarse sia per ricevere (a San Antonio hanno ancora incubi) che per concludere (tanto non la vede mai). Quindi i lunghi sono solo utilizzati per bloccare sulla palla (ottimi blocchi, da giocatori educati, sia Emeka che Nazr,da Uconn e Kentucky, più la scuola di Larry Brown: si vede) e poco altro, parte poi il penetra e scarica alla jugoslava. Come dice il coach, i penetratori non hanno ancora bene imparato a leggere gli aiuti e le rotazioni avversarie, con una sinistra tendenza all'overdrive (penetrare troppo come Felton nella foto sotto) e andarsi a cacciare in foreste Nba dove se ti va bene prendi una stoppata, se ti va male contropiede schiacciata subita and one (più fallo, espressione da playground)!  Inoltre per rendere oneste le difese ci vorrebbero tiratori affidabili ma, sia Augustin che J-Rich sono discreti bombardieri in ritmo solo che quando non c'è ritmo..., Gerald Wallace ha un rilascio da vietare ai minori, Felton è piuttosto ondivago e Morrison è quasi pronto per una brillante carriera in Europa (forse).  Altra cosa che manca totalmente in una squadra di Brown è il rimbalzo d'attacco, non c'è mai mezza lince (Bobcat in inglese) che ci va, forse per scelta del coach onde evitare di subire contropiedi su contropiedi dopo che il play penetra e si prende la sua bella stoppata.
felton
Manca chiaramente un lungo, forse due da inserire in rotazione, purtroppo, per portare a casa un salvatore tipo Chris Kaman, il prezzo è Jason Richardson o Wallace, quindi si andrebbero a scoprire altri vuoti a fatica riempiti negli anni. Comunque io, fossi in Jordan, non mi lascerei scappare l'opportunità di portare a casa Kaman, che, in un sistema di attacco a metà campo come quello del coach, potrebbe fornire sia un ottimo appoggio interno che un valido contributo in giochi impostati su motions e blocchi vari. Sperando che il presidentissimo MJ, la lezione di scegliere grandi giocatori di college con poco upside (margine di miglioramento) fisico e tecnico, l'abbia imparata, rimane comunque la speranza legata ad un allenatore che sa insegnare pallacanestro e cultura del gioco, per creare l'ossatura giusta su cui costruire un futuro da contender. Per ora quell'ottavo posto ad est è lì da giocarsi con Miami e le due dell'Hudson River (nella foto J-rich ci da qualche motivo per cui sperare).ricahrson

zorz nel delirio di una notte insonne, forse era meglio un libro!
postato da: zorz911 alle ore 14:39 | Permalink | commenti
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